Firenze – In mostra Jenny Saville una delle più grandi pittrici viventi

Dal 30 settembre 2021 al 20 febbraio 2022, la città di Firenze accoglierà Jenny Saville una delle più grandi pittrici viventi e voce di primo piano nel panorama artistico internazionale.

Il progetto espositivo è ideato e curato da Sergio Risaliti, Direttore del Museo Novecento. La collaborazione è con il Museo di Palazzo Vecchio, Museo dell’Opera del Duomo, Museo degli Innocenti e Museo di Casa Buonarroti.

Nelle sue rappresentazioni della forma umana, Jenny Saville trascende i confini sia della figurazione classica che dell’astrazione moderna. La pittura ad olio, applicata in strati pesanti, diventa viscerale come la carne stessa, ogni segno dipinto mantiene una propria vita elastica e mobile.

Il percorso di mostra delinea la forte correlazione tra Jenny Saville e i maestri del Rinascimento italiano, in particolare con alcuni grandi capolavori di Michelangelo.

Jenny Saville – Reverse – 2002/03

Emergono alcuni dati, come la misura monumentale dei dipinti, tratto distintivo del linguaggio figurativo dell’artista fin dai primi anni della sua carriera, così come la sua ricerca incentrata sul corpo, sulla carne, e su soggetti femminili nudi, mutilati o schiacciati dal peso e dall’esistenza.

Nelle sale del Museo Novecento, tra piano terra e primo piano, sarà esposta una serie cospicua di dipinti e disegni, circa un centinaio di opere di medio e grande formato che coprono un ampio arco di tempo, che va dagli inizi degli anni Duemila fino a questi ultimi mesi.

Jenny Saville – Rosetta II – 2005/06

Nel loggiato esterno del museo sarà aperta una vetrina affacciata sulla piazza per rendere visibile sia di giorno che di notte un dipinto di grande formato esposto sopra l’altare all’interno della ex chiesa dello Spedale.

Si tratta del ritratto monumentale di Rosetta II, una giovane donna non vedente conosciuta dall’artista e ritratta come un cantore cieco o una mistica in estatica concentrazione.
Un confronto fortemente voluto e ricercato dal direttore del museo con il Crocifisso ligneo di Giotto sospeso al centro della navata di Santa Maria Novella, ben visibile fin dall’esterno del sagrato quando il portale della basilica domenicana si trova aperto.

Nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio viene esposta l’opera monumentale di maggior risonanza, Fulcrum (1998-99), che consacrò definitivamente Jenny Saville.

Il grande dipinto di Saville entra dialetticamente in antitesi con i capolavori riuniti nella sublime cornice del Salone delle Battaglie, così detto per gli affreschi realizzati dal Vasari e dalla sua scuola per celebrare le vittorie dei fiorentini contro gli avversari. Il Salone è arricchito da gruppi scultorei con le Fatiche di Ercole (1562-1584) di Vincenzo de’ Rossi, nonché dal Genio della Vittoria (1532-34) di Michelangelo, straordinario esempio di contrapposto anatomico e di non finito.

Dal punto di vista formale, l’opera di Jenny Saville pare voler esibire un confronto con il linguaggio della scultura, date le dimensioni monumentali delle sue immagini e la forte plasticità delle figure. Lo spazio di rappresentazione di Fulcrum è interamente occupato dalla massa di tre corpi riversi, anzi dalle carni e mal si distinguono i volti e le individualità delle due donne e della giovinetta, costrette in un abbraccio dai toni drammatici.

Jenny Saville – Fulcrum -1998/99

L’appassionato e coinvolgente dialogo di Saville con le opere e le iconografie di Michelangelo raggiunge l’acme al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, parte del complesso monumentale dell’Opera di Santa Maria del Fiore.

Qui, nella sala dove si conserva la Pietà Bandini (c. 1547-55), tra le ultime ‘fatiche’ del ‘divino’ Buonarroti, sarà esposto un disegno di grande formato – circa tre metri di altezza – a cui l’artista londinese ha iniziato a dedicarsi dopo un sopralluogo a Firenze due anni orsono.

Il corpo levigato e lucente del Cristo della Pietà michelangiolesca, fortemente disarticolato nella sua posa, l’espressione amorevole di Nicodemo, che cela l’autoritratto dell’artista stesso e che sostiene il peso del Messia, lo strazio contenuto della Madre, trovano nel disegno Study for Pietà (2021) di Saville un naturale contraltare animato dagli intensi sguardi dei personaggi che sorreggono un giovane ragazzo, vittima forse della barbarie politica o ideologica, magari un migrante, un antagonista o un martire del terrore.

Evitando di identificare spazio e tempo, disegnando le figure senza abiti e segni riconoscibili in quanto ad appartenenza sociale, politica, etnica, ecco che Saville dichiara, in una versione contemporanea ma altrettanto universale e archetipica, la condanna di ogni violenza umana, facendo parlare con segni drammatici il tema della pietas, l’esperienza del lutto e del compianto.

Jenny Saville – The Mothers – 2011

Nella Pinacoteca del Museo degli Innocenti. Tra la Madonna col Bambino (1445-50 ca.) di Luca della Robbia e la Madonna col Bambino e un angelo (1465-76) opera giovanile di Botticelli, il grande quadro The Mothers (2011)

Di forte impatto evocativo, rivela il fulminante cortocircuito atemporale di questa tematica, accolta in un edificio dove, fin dai tempi del progetto di Brunelleschi, si è avvertito il bisogno di un impegno nell’accoglienza dei bambini abbandonati e nella promozione e tutela dei diritti dell’infanzia.

Qui verrà esposto un secondo disegno di grandi dimensioni, Byzantium (2018), una diversa versione di Pietà in cui il lavoro grafico accompagnato da interventi di colore assai risentiti sembra non essersi fermato alla ricerca della giusta posa, seguendo altresì il movimento dei corpi.

Nelle sale di Casa Buonarroti, luogo della memoria e della celebrazione del genio di Michelangelo, i disegni Study for Pietà I (2021) e Mother and Child Study II (2009)

I disegni presentano un omaggio consapevole e per nulla anodino ai disegni e ai bozzetti michelangioleschi (1517-1520). Non mancano tuttavia, con dipinti quali Aleppo (2017-18) e Compass (2013), le tematiche care alla poetica di Saville, così tenacemente legate alla contemporaneità. Disegni di forte impatto emotivo e segnico concertano con una delle opere su carta più celebri ed ammirate del Buonarroti, il cosiddetto ‘cartonetto’, Madre con bambino (1525 ca). Completano questo dialogo tra artista e artista due bozzetti in terra, uno attribuito ad un artista della cerchia di Michelangelo e l’altro di Vincenzo Danti, una riproduzione in piccola scala della Madonna Medici, oltre a una coppia di piccole invenzioni michelangiolesche per una Trasfigurazione e un’urna cineraria etrusca.

Considerata erede della cosiddetta Scuola di Londra”, Saville è diventata una delle più grandi pittrici viventi ed è convinta, come Bacon, Freud o Andrews, che le potenzialità della pittura siano ancora da esplorare superando la distinzione tra astratto e figurativo, così come quelle tra espressionismo e informale.

Mentre Saville spinge, spalma e raschia il pigmento sulle sue tele di grandi dimensioni, le distinzioni tra corpi viventi e respiranti e le loro rappresentazioni dipinte iniziano a crollare.


La percezione umana del corpo è così acuta e consapevole che il più piccolo accenno di un corpo
può innescare il riconoscimento.
Jenny Saville


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